Parrocchia "San Michele Arcangelo" di Quarto d'Altino

                                                         Assemblea Parrocchiale di "San Michele Arcangelo" di Quarto d’Altino
                        Zelarino 12 settembre 2009

                                   La condivisione: "Un gesto gratuito che crea comunione"

 

L’assemblea parrocchiale che si è svolta sabato 12 settembre 2009 presso il Centro Pastorale diocesano a Zelarino è stata innanzitutto una preziosa occasione per riunirci, religiosi e laici, attorno alla Parola del Signore e, illuminati da essa, crescere insieme come comunità di cristiani.
Il  tema che quest’anno ha accompagnato l’assemblea è scaturito dall’incontro dei fedeli con il Patriarca, il quale, durante la visita pastorale a Quarto d’Altino nel febbraio scorso, ci ha lasciato come indicazione forte quella di “educarci ad un approfondimento della comunione, radice e vertice della comunità” che non nasce dalla somma del nostro pensare ed agire personale, bensì è un dono che Dio ci fa per essere davvero una comunità di cristiani.
In questo modo, riconducendo la comunione alla logica del dono divino, possiamo superare il pensiero umano per il quale “quest’anno la comunità si impegna a creare comunione”, per lasciarci condurre dallo Spirito del Signore a riconoscere il suo intervento.
                               

Infatti, 
vivere la comunione in Cristo, sia a livello personale che comunitario, ci permette di realizzare una condivisione piena della nostra fede e della nostra vita nell’incontro con l’altro.

Questa assemblea dunque non si proponeva di “discutere” e riconoscere quanto fosse presente o meno la condivisione all’interno della parrocchia, bensì desiderava diventare essa stessa un’occasione significativa durante la quale poter sperimentare, nel dialogo e nel confronto fraterno, la libertà e la bellezza di stare insieme, con la possibilità di raccontare gioie e difficoltà.

Dopo un primo momento dedicato alla preghiera personale, dove ciascuno dei partecipanti ha potuto invocare il Signore a farsi presente nella propria vita, siamo stati aiutati da tre testimoni a riflettere su tre tipologie di condivisione: quella spirituale, quella ecclesiale e infine quella in gruppo ed in famiglia.
Il successivo lavoro in gruppi sul tema e il momento di verifica dell’anno pastorale conclusasi e le proposte per quello successivo sono state occasioni intense dove le persone hanno trovato lo spazio per raccontarsi davvero, esprimendo sensazioni e desideri.
Oltre alle personali considerazioni e alle proposte emerse, ciò che questa giornata di assemblea ha fatto emergere è il generale desiderio/bisogno di conoscersi, di raccontarsi per scoprire quanto sia prezioso condividere con gli altri le gioie e le sofferenze di ogni giorno.
Non è dunque solamente il ritrovarsi in parrocchia per qualche attività o evento che crea condivisione ma il vivere dei momenti significativi insieme, dove percepiamo il dono della comunione e possiamo creare legami. E’ da occasioni più o meno strutturate, da incontri informali non solo in luoghi convenzionali come la chiesa e il patronato ma anche sul territorio e in casa che è possibile allora tessere relazioni di amicizia e solidarietà, dove ciascuno si sente libero di raccontarsi, di esprimere i suoi desideri e i suoi bisogni.

L’incontro autentico con l’altro in un clima di accoglienza incondizionata e di ascolto senza pregiudizi crea una condivisione profonda che permette di aiutarsi reciprocamente a vedere in ogni ambito della propria vita quotidiana la presenza di Dio. Interrogarsi sul tema della condivisione significa allora riflettere sulla qualità delle relazioni che instauriamo, sulle difficoltà nostre e degli altri, sui frutti che portano.

Durante l’assemblea abbiamo quindi fatto proprio l’invito del Patriarca ad educarci ad un approfondimento della comunione, certi che si tratti di un percorso da fare insieme verso l’unità di un sentire comune che trova la propria sorgente nell’Eucaristia e si irradia poi alla persona, ai suoi bisogni e ai desideri che porta nel cuore. Solo così sarà possibile realizzare quel discernimento comunitario che è la nostra risposta di fronte a quell’interrogativo “Signore che cosa vuoi che io faccia?”

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