Ricerche storiche
La comunità di Quarto d'Altino nella sua storia religiosa e stradale
 

  I cento anni della nostra chiesa

 
Il Patriarca di Venezia Mons. Pietro Aurelio Mutti, grazia alla donazione di un terreno da parte del sig. Bressanin, poté avviare il
progetto di una nuova chiesa, sostituendo l'esistente in pessime condizioni; nel 1853 affidò l'incarico progettuale all'Ingegnere Fuin di Venezia. Il terreno devoluto è oggi riconoscibile dove sorge il complesso Borgoquarto accanto al Sile; il luogo si chiamava la "Scarpa di Musestre". Poiché l'area era al margine del paese, il Patriarca Mutti cambiando parere, propose una permuta con un terreno  equivalente, ma in zona più centrale, quello di proprietà del Cav. De Reali; la permuta avvenne il 15 gennaio 1854.

Intanto, tra il dicembre 1853 e il 18 marzo 1854, zelanti parrocchiani trasportarono gratuitamente dalle Brustolade (zona tra Altino e Quarto d'Aitino) e da Aitino, grossi massi di pietra da gettare tra le fondamenta della nuova chiesa. Nel febbraio del medesimo anno, il Vicario Generale Mons. Vincenzo Moro su incarico del Patriarca Mutti con solenne cerimonia vi poneva la prima pietra.

Va ricordato che il Mutti, nella fase che precedette l'opera, aveva sentito il parere dei cittadini più autorevoli su quale fosse il luogo più adatto per accogliere il nuovo complesso. Le proposte furono diverse. Molti suggerirono di ampliare con modica spesa quello vecchio in località San   Michele Vecchio e per questo furono anche realizzati dei progetti,conservati nell'archivio par-rocchiale. Altri invece lo pensavano nei pressi dell'Oratorio detto della Casona (la chiesetta della Madonna del Carmine).
Altri ancora lo vedevano a fronte del capitello "Bozza" e "Ca' Foscoletto" (alloggio identificabile con l'attuale edificio Perazza, al cui lato c'era il capitello ora demolito).

Il Cardinale, ascoltando la maggioranza, propose che la chiesa fosse da "costruirsi sulla linea della strada che porta verso Gaio e che fronteggia il Sile". I lavori furono iniziati subito con le fondamenta e le pareti, che però, per motivi economici, nel 1854 furono fermate per diversi anni.
Solo nel 1894 il nuovo Patriarca di Venezia, mons. Giuseppe Sarto, per accelerare i lavori, sostituì l'iniziale progetto e nel 1899 asse-gnò all'Ingegnere Costante Gris il compito di ampliare la chiesa, eretta allora a metri cinque di altezza. Il progetto fu modificato so-stanzialmente con l'aula prolungata di sette metri; la lunghezza interna della chiesa, ideata in stile neorinascimentale, risultò di 37
metri e la larghezza di 12 metri.

Quando nel 1903 divenne Papa con il titolo di Pio X, donò i fondi necessari per completarla, e così l'opera terminata fu benedetta il
30 Aprile 1905 dal nuovo Patriarca di Venezia Mons. Aristide Cavallari.
Per questi motivi sopra il portone d'ingresso della chiesa all'interno, spicca elevata l'imma-gine del Papa generoso. Il volto di Pio X appare racchiuso in una decorazione a forma o-vale raccolto in un pregevole affresco. Il fregio circolare si snoda entro un riquadro dora-to più ampio a forma rettangolare, alle cui estremità si ergono due figure angeliche nell' atto di reggere un lungo drappo bianco, su cui risalta un'epigrafe che riferisce il contribu-to generoso del Santo Padre: "TEMPLUM HOC PII X PONT. MAX. CURA ET STUDIO ANNO MCMV ERECTUM IN HONOREM B.MICHAELIS ARC. ARISTIDES CAVALLARI CARD. VENETIA-RUM PATRIARCA DIE II IUNII AN. MCMXIII SOLEMNI RITU CONSA-CRAVIT GRATI ANIMI ERGO MEMORIAM OPTIMI PATRIS POSTERIS COMMENDATAM PAROCHUS POPOLUSQUE VOLUERUNT"

La vecchia chiesa, intanto, nonostante l'opposizione di molti cittadini che temevano la perdita della loro millenaria identità, fu abbat-tuta e con i suoi mattoni ed il denaro del terreno alienato, fu eretta la nuova canonica.
Nella chiesa, sull'abside dell'Altare Maggiore campeggia una tela rappresentante S. Michele Arcangelo vittorioso su Satana, pregevole copia del quadro di Guido Reni che si trova nella chiesa dei Cappuccini a Roma, dono di Sua Santità il Papa Pio X.
Sulla parete sud della chiesa, sopra la porta, è posta una preziosa Pala attribuita al pittore Nicola Grassi, il dipinto raffigura S. Caterina d'Alessandria e S. Domenico rivolti al Sacro Cuore di Gesù, su cui si erge una croce che ne simboleggia la sofferenza.
L'ampia navata è illuminata da otto finestroni a forma arcuata, in prossimità dei quali dipinte in affresco, si ergono recinte in un festone marmoreo dieci figure di santi. I primi, vicino all'altare maggiore, sono S. Liberale, S. Magno, S. Eliodoro tre santi di origine altinate, seguono poi altri di devozione popolare: S. Isidoro Contadino, S. Agnese, Santa Monica Vedova, S. Francesco di Sales, Santa Margherita Alacoque, Santa Teresina del Bambino Gesù e S. Biagio.
La realizzazione di questi affreschi, che danno una sensazione spirituale molto forte, fu affidata al noto pittore locale Archimede Bettiolo, fratello dell'allora parroco don Giuseppe Bettiolo. Il soffitto della navata centrale è caratterizzato da cornici di gesso, suddivise in una serie di ripartizioni non uniformi, il cui comparto più rilevante è composto di un ampio settore, sul quale doveva sorgere un dipinto raffigurante scenografie religiose.

L'interno della chiesa consta di un'unica navata, alla cui estremità, in un'eccellente progettazione, appare l'Abside a forma semicircolare. La Volta Celeste è contrassegnata da bianchi stucchi curvilinei, nei pressi dei quali si ergono dominanti due archi in gesso. Sul retro del sottostante Altare Maggiore, sorge l'organo costruito dalla ditta Beniamino Zanin, composto di 1180 canne e acquistato nel 1908 da Don Cesare De Martin primo parroco della nuova chiesa. Ai lati quattro altari alloggiano le statue della Madonna di Lourdes, di S. Antonio e Santa Teresa; diversamente la Sacra Famiglia è rappresentata da un dipinto realizzato da Antonio Dalla Colletta.
I primi due vicini al presbiterio vennero consacrati nel 1921 e quello della Sacra Famiglia fu donato dalla fam. De Reali. Quello di S. Antonio di Padova fu acquistato dal parroco don Bettiolo e proveniva da una chiesa di Oderzo. L'altare di Santa Teresa del Bambino Gesù venne comperato nel 1940 dalla antica chiesa dell'Abbazia di Monastier dal parroco don Carlo Scattolin.

Gli affreschi sovrastanti nelle arcate degli altari sono di una certa valenza artistica; vi sono inoltre quattro cappelline che servono per le confessioni ed una alloggia il Battistero, all'interno del quale vi è un interessante tela del battesimo di Gesù, fatta di recente, copia del pittore Guido Reni.

Accanto alla porta di uscita laterale sul lato nord è collocata una antica acquasantiera proveniente dalla vecchia chiesa di S. Michele Vecchio. L'architettura del frontale esterno, composto in mattoni rossi, è ispirata tipicamente ai moduli dell'arte classica ed è suddivisa in quattro lesene verticali sostenute da due finti basamenti.
I medesimi pilastri decorativi, sulla cui sommità si ergono altrettanti stucchi ornamentali, sembrano sostenere il sovrastante timpano triangolare, al centro del quale risalta un rosone a quattro petali incavati nel piano murale.
Sulla copertura svetta trionfante una croce di ferro forgiata e modellata a mano. L'ingresso principale è costituito da due colonne su cui poggiano fregi decorativi reggenti un secondo timpano di dimensioni meno ampio. Lo scenario d'insieme si sviluppa in un complesso architettonico notevole, ricco ed elegante.

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