Ricerche storiche
La comunità di Quarto d'Altino nella sua storia religiosa e stradale

L'edificazione della torre di Quarto

La storia della costruzione della torre di Quarto, che per più di vent'anni coinvolse più generazioni, non risulta dai documenti, ma dai ricordi delle persone che allora vollero che la loro chiesa avesse il campanile. Erano gli anni della ricostruzione post-bellica, della povertà, ma anche degli ideali comuni, di una storia sconosciuta, ma ricca di valori, di generosità e di privazioni, di lunghe attese e di piccole miserie, ma anche di tante gioie.

L'inizio dell'avventura

S.Michele del Quarto 11 novembre 1945 Processione verso le fondamenta del campanile Apre il corteo don Carlo Scattolin, seguono il Patriarca Deodato Piazza e don Gino Bortolan

Nel 1937, "pievano" don Carlo Scattolin, la comunità decise di costruire il campanile, per la cui mancanza era ingenerosamente canzonata: gli scavi delle fondazioni, fino a quattro metri di profondità "e più", furono avviati nella primavera del '38 dai giovani delle famiglie contadine (due turni la settimana per ogni casato) con vanghe e picconi.
Nel '40 i giovani furono richiamati per lo scoppio del con-flitto mondiale e sostituiti da altri paesani, e l'opera non si fermò: vecchie rotaie in disuso donate dalle Ferrovie e antichi pezzi di marmo di provenienza romana, recuperati nelle campagne di Altino e della via Claudia Augusta, costituirono una solida armatura su cui stendere il manto di calcestruzzo. I reperti marmorei, che venivano alla luce nella lavorazione dei terreni, venivano considerati solo un intralcio al lavoro, e quindi raccolti ai lati dei campi e se-polti in altri luoghi.

Un aiuto finanziario avrebbe poteva venire dall'offerta del conte Lucheshi, proprietario terriero, e dall'impresario edile di Carpenedo sig Franchin, che promisero di affrontare la spesa in cambio dell'apposizione dei loro nomi all'ingresso della torre. Non è certo se l'offerta fosse a fondo perduto o a ca-rattere di prestito per accelerare i lavori, ma don Scattolin, sentiti i capifamiglia, rifiutò preferendo creare un'impresa parrocchiale. In memoria di questa decisione fu apposta una targa in bronzo con la dicitura "Opera realizzata dalla popolazione di Quarto d'Altino negli anni 1945/1956".

Si sa che nel 25 febbraio 1944 furono fornite dalla ditta Barina di Casier 29,46 mc di ghiaia a 55 lire e 135 mc di sabbia a lire 70; altra ghiaia e cemento sicuramente sono serviti, ma non esiste alcuna documentazione. La società elettrica S.A.D.E. chiese 279,20 per la fornitura di forza motrice (400 watt, 120 kw/h). La ditta Biondo di Musestre per 100 lire chiuse la fossa con due operai.

La prima pietra

L'11 novembre 1945, con cerimonia solenne, il Patriarca, mons. Piazza, pose la prima pietra del campanile progettato dall'arch. Angelo Scattolin, rinchiudendovi una pergamena e delle monete correnti.

I 25 marmi della base, tondeggianti e bocciardati, sono bianchi della qualità "campaniletto" e provengono dalla cava "Astari" di Conco (Vicenza); in essi sono riportati i nominativi di coloro che hanno contribuito in denaro anziché con il lavoro manuale. 
Alcune bolle di versamento riportano il prezzo della prima pietra in lire 2000, dell'architrave del portone di ingresso in lire 4700; tra alcune fatture si notano degli acconti saldati e il resto "da conteggiare in 7,45 quintali di frumento": il denaro era scarso e don Carlo pagava in "natura" grazie alla generosità dei contadini.
L'edificazione, attuata con i primi elementi marmorei, ebbe inizio nella primavera del '46: in inverno l'antigelo per il cemento non era affidabile e avrebbe costituito un elevato rischio per la struttura, e così i muratori si ritiravano nelle fornaci a costruire laterizi. I lavori procedettero con lentezza sia per la pesantezza dei blocchi che per i mezzi tecnici antiquati in uso all'impresa parrocchiale.

La lavorazione dei marmi terminò nella primavera del '47: una nota di consegna di 60.000 pezzi di late-rizi della ditta Caberlotto di Lughignano, fa pensare all'inizio dell'edificazione in muratura della torre. Alcuni anziani ricordano  il dono della stessa fornace di laterizi che servirono all'interno dei blocchi di marmo.

Il Patriarca chiude la prima pietra alla presenza del sindaco Piaser

Per accelerare le operazioni di scarico dei materiali, il pievano, dato lo scarso numero di maestranze, si affidò  alla benevolenza delle maestre della vicina scuola, scegliendo i giovanetti più vigorosi, che così evitarono diverse ore di lezione.  Pochi giorni prima della posa del basamento nacque l'impresa parrocchiale, siglando un legame tra i paesani e la costruzione: capomastro e operaio Antonio Prete di Silea, che lavorò giungendo all'altezza di 40 metri, direttore dei lavori l'arch. Angelo Scattolin di Venezia.
Anche don Scattolin era in linea con la povertà di quegli anni, non ebbe condizioni di vita agevoli, indossava vesti sgualcite, spesso aggiustate, con molto filo nero cucito alla meglio sui polsini consumati della tonaca dalla perpetua sig. Vittoria. Le suore, poi, arrivate nel '50 nella scuola materna lamentavano scarsità di legna per riscaldamento. Quando andava bene piccole quantità di tutoli di pannocchia o qualche sacco di segatura riscaldavano gli edifici parrocchiali.

Con le monetine da 5 e a 10 lire delle offerte, avvolte nella carta, don Carlo pagava settimanalmente gli operai, scusandosi se qualche volta doveva ritardare i pagamenti per "scarsità di offerte".

Come don Carlo pagava i debiti

Il pievano fece di necessità virtù, acquistò animali da cortile giovani per affidarli ai contadini con il compito di allevarli e poi rivenderli a fine stagione, oltre al ricavato delle uova. Ma non solo. Si  trovano citazioni di "... vendita di un maiale di quintali 1,40 a lire 7,10 al kg ...." e di "... ricavo dalle offerte in polli e tacchini lire 521,20" e ancora del ricavo della cerca di frumento in lire 420.
Nel bollettino parrocchiale del marzo 1952 si legge "... ho potuto constatare che tutti sono disposti a mettersi di buona volontà e di contribuire con generosità. Io personalmente avvicinerò tutti i capi famiglia per intendermi direttamente con loro sul da farsi"

Il completamento della torre

Il lavoro del volontariato si protrasse fino all'agosto del 1952 quando diverse circostanze, tra cui la notevole altezza raggiunta dalla torre e l'insicurezza dei mezzi dell'impresa parrocchiale, la lentezza dei lavori, la necessità per l'impresa Franchin di utilizzare più operai propri, costrinsero il parroco ad affidare alla stessa l'intera responsabilità della costruzione.
La ditta procedette in fretta, ma dopo 15 giorni si notò un gravissimo errore nella pendenza del camminamento, fino ad allora ben diretta dal carpentiere dell'impresa parrocchiale Attilio Colombo.
L'arch. Scattolin allontanò in fretta la ditta Franchin per riprendere gli operai della parrocchia, anche se del fatto si preferì non fare cenno, e anzi riassumere con discrezione gli operai della ditta Franchin, che concordò il prestito di macchinari, impalcature e l'assunzione di diversi operai non specializzati tra gli abitanti di Quarto, su pressione di don Scattolin.

Per motivi di immagine, alla Ditta fu dato di fare da prestanome all'impresa parrocchiale. La Ditta Franchin intervenne solo nel maggio 1955 per il getto di calcestruzzo per chiudere l'apertura superiore del campanile, per costruire la torre campanaria e la cuspide, per sistemare la statua di S. Michele e per installare il castello di ferro della ditta Morellato di Falzè a sostegno delle tre nuove campane.

L'errore di pendenza rese poco elevate e quindi insicure alcune protezioni in marmo bianco, per cui furono aggiunti piccoli travi in legno.

Gli ultimi lavori

Nel bollettino parrocchiale dell'ottobre 1952 si legge "Bronzo ..bronzo .. bronzo .. Cercate bronzo o ra-me anche in piccola quantità e portate tutto in canonica; servirà per fondere le campane che vogliamo quanto prima risuonino allegre dall'alto del nostro bel campanile! Portate, se ne avete, anche ferro che servirà per il castello delle campane".
Dal bollettino del marzo 1953 "Abbiamo ripreso la cerca settimanale di uova o denaro in tutte le famiglie: tutti dobbiamo contribuire".

L' incidente 

L'unico incidente verificatosi nel corso dell'opera occorse ad un compaesano, Ottavio Vazzoler dalle "Crete", che fu colpito alla schiena da un mattone, scivolato dall'alto alla presa di un muratore. Una ferita grave che turbò profondamente l'arciprete, in ginocchio a fianco dello sfortunato e implorante la Madonna.  Trasferito sanguinante all'ospedale, l'operaio guarì dopo lunghe sofferenze, per intercessione della Madonna, come ebbe a dire don Scattolin.

Le campane

Don Carlo Scattolin l'8 luglio 1954 scrive alla Ditta De Poli di Vittorio Veneto raccomandando che le immagini fuse nelle campane siano "artistiche e veramente belle, per questo scelgo le più comuni e penso che sia onore della vostra ditta farle belle".
La maggiore di nome di Maria riporta la Madonna con il bambino, S. Giuseppe, il Sacro Cuore di Gesù e S. Michele Arcangelo; la mezzana di nome Teresa riporta S. Teresa del Bambino Gesù, con S. Antonio, S. Pio X e infine S. Liberale di Altino; la terza di nome Agnese riporta l'immagine di S. Agnese, della Sacra Famiglia, di S. Giovanni Bosco e di S. Luigi Gonzaga. Questi i desideri di don Carlo a conferma della sua religiosità e della sua devozione per la Madonna e i Santi.

La statua di S. Michele Arcangelo



 

La statua dell'Arcangelo S. Michele, realizzata dal prof Benetton su progetto dello scultore Romanelli, inaugurata il 6 novembre 1958, non è fusa in un blocco unico, ma è composta di lamiere in acciaio inox, sagomate a mano, battute a martello, unite con chiodi ribaditi, congiunte e saldate. La figura all'interno completamente vuota, sorretta da due tubi che tengono unita la struttura. Il peso contenuto le permette, quindi, di girare su se stessa a seconda di dove spira il vento.
Appoggia su un piedestallo sferico (l'universo), sostenuto da un meccanismo girevole che le permette di volteggiare a seconda della provenienza dei venti. Gli occhi e la bocca sono perforati, permettendo un passaggio dell'aria che evita il formarsi di condensa. Misura tre metri di altezza, poggia su una sfera di 60 cm, il tutto su un piedestallo di 1.20 metri.

La visita del Card. Roncalli

L'allora card. Angelo Roncalli volle, nel maggio del '57, visitare la torre campanaria, nonostante fosse sconsigliato da don Scattolin per l' età e per la sua rispettosa mole. Lo accompagnarono il sindaco Carlo Ceschel, il pievano, il cappellano don Budinich e alcuni assessori: nessun incidente rovinò la visita di Sua Eminenza.

Alcuni problemi del campanile

Oggi si può notare come una parte dei mattoni sia in disfacimento, consumandosi in falde sottili. Que-sto può essere dovuto al fatto che l'argilla proveniente dal terrapieno della via Claudia Augusta, prelevata in località Musestre, sia stata lavorata senza attuare il ciclo completo di cottura (la fornace sarebbe stata in ritardo nelle consegne), e inoltre gli addetti sarebbero stati solo quattro e quindi senza il tempo necessario per pressare bene l'argilla negli stampi. Quindi una maggiore fragilità che al momento il parroco non poteva immaginare.

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