L'abitato di S. Michele fu denominato "vecchio" quando si dovette
demolire la vecchia chiesa parrocchiale di "Sanctus Michael qui
dicitur Quartus" (San Michele detto il Quarto), località segnalata in un documento del X° sec. Nel 1187 la chiesetta dedicata
all'Arcangelo veniva definita "Cappella Sancti Michaelis apud
Quartum" (Cappella di S. Michele presso il Quarto).
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Casa
canonica di S. Michele Vecchio (1778)
per molti anni utilizzato come abitazione |
La vecchia chiesa subì la demolizione
dopo l'apertura al culto di quella nuova; infatti i mattoni
scalcinati prelevati dal vecchio cemento e le travature meno
sciupate e pron-te all'uso, vennero trasportate nei pressi della
chiesa di
"S. Michele Nuovo" per la costruzione della nuova casa
canonica, che fu ultimata nell'estate del 1906, anche se la parte
accessoria in legno (infissi) fu completata l'anno dopo.
L'edificio si componeva di un lato che
adempiva a tutti i bisogni necessari del tempo (agibilità del 1908),
di una rimessa collegata all'abitazione del sacerdote, di una stalla
comprensiva di una mangiatoia di 4 metri in legno di abete posta
sulla lunghezza della stanza, di una lavanderia e di una cantina,
mentre l'intero piano superiore era una grande fienile. L'ala,
collocata trasversalmente a ponente, di recente trasformazione a
patronato, fu ultimata solo nel 1929.
Da recenti indagini effettuate a
"Villa Odino" (proprietà Pasini) a S. Michele Vecchio, si
ritiene
che
una sezione del fabbricato fosse ad uso abitazione dei parroci e
utilizzato quale alloggio dai Vescovi di Torcello in occasione
delle frequenti visite pastorali.
La conferma viene da una mappa dei fondi soggetti al Consorzio del
Carmason eseguita nel giugno 1665, in cui si nota l'antico e
solitario edificio accanto alla chiesa parrocchiale. In una seconda
map-pa (1828 periodo napoleonico) appare per la prima volta la casa
canonica eretta nel 1788.
Le visite degli ecclesiastici erano
precedute da sacerdoti confessori-predicatori, la cui missione
religiosa si prolungava per diversi giorni: l'avvenimento veniva
festeggiato con fuochi d'artificio, con la partecipazione delle
popolazioni limitrofe.
L'antico edificio, unito
all'abitazione del parroco, avrebbe assunto le attuali
caratteristiche nella prima metà del 1700, grazie ai restauri e le
migliorie operati dal Vescovo Marci III Giustiniani.
Le origini della Pieve
di "S. Michele Vecchio"
Si ha ragione di credere che tra il641
e il 667 il nostro territorio fosse occupato dai Longobardi, le cui
fortificazioni, edificate ai confini del loro dominio, fossero poste
sotto la protezione di S. Michele, identificato un tempo come
condottiero a loro difesa e poi considerato santo dopo la
conversione al cristianesimo. A santo fu intitolato il fortino o
castello posto a S. Michele Vecchio e distrutto, poi, nel 1234 dai
padovani.
Conquistata Altino, dopo aver vinto la
strenua resistenza dei Bizantini, i Longobardi conquistarono anche
le zone circostanti, quindi si posizionarono a "San Michele
Vecchio", considerando la zona strategica per il controllo del
traffico fluviale sul Sile. Si ritiene pertanto che il nome "S.
Michele" sia desunto dalla "Cappella" (termine di origine
longobarda) edificata dagli stessi.
La frazione allora era denominata
"Vicus ad Quartum ad urbe Lapidem", di origine romana (Centro
abitato al quarto miliare), e nel 996 con la caduta dell'Impero
romano cambia in "Sanctus Michael qui dicitur Quartus" (S. Michele
detto il Quarto), proprio nell'epoca longobarda.
S. Michele "Vecchio"
diventa un piccolo borgo grazie alla Cappella curata dai sacerdoti
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Unico progetto della antica
chiesa di S.Michele Vecchio. La parte in rosa
corrisponde ad un progetto di ampliamento |
Formatosi nel frattempo un importante
borgo e, attorno ad esso, nel 1186 fu edificata la prima Cappella di
S. Michele Arcangelo, secondo quanto riportato da mons Agnoletti
(1845-1913) e il 15 aprile dello stesso anno passò, come tutte le
Pievi, sotto il diritto del Vescovo di Torcello.
Dall'archivio patriarcale di Venezia,
si evince il periodo in cui il sostantivo "Cappella" si trasformò in
"Chiesa": era il 27 dicembre 1592come precisato nella relazione del
Vescovo Grimani in occasione di
una sua visita, precisando altresì che oltre all'altare maggiore
c'era anche quello dedicato alla Beata Vergine. Nel 1629 la chiesa
era già costituita parrocchiale.
E proprio dalle loro visite i prelati
descrivono la chiesa: il Vescovo Vianoli nel 1689 la descrive a una
sola navata con a lato il campanile dotato di tre campane, ornata di
una pala raffigurante S. Michele Arcangelo; il Vescovo Giustiniani
nel 1699 evidenzia la posizione a oriente dell'altare maggiore,
della porta principale rivolta a occidente, di un'altra porta a sud
e del cimitero, che correva dintorno circondato da una "siepe".
Dopo numerosi restauri fu consacrata
dal Vescovo Mons. Vincenzo Maria Diedo nel 1737. Il Cardinal Pyrker
nel 1821 dispose il restauro della chiesa compreso il muro del
cimitero; sappiamo anche che vi sono 500 abitanti "tutti villici e
una femmina di triste opinione già allontanata da due parrocchie
limi-trofe; furono già compiuti inutili tentativi per allontanarla
anche da qui".
Nelle sue frequenti visite (1829-1845) il Cardinale Monico annota
"la scuola comunale è tenuta dal parroco con 15 alunni".
Il Cardinale Muti nella visita del
1853 lamenta una difficile situazione ambientale per i fedeli che
de-vono raggiungere la chiesa ("i più lontani due, tre e anche
quattro miglia separati dalle funzioni religiose") e auspica
l'edificazione, pur non avendone i mezzi necessari, di una nuova
chiesa, in quanto l'esistente giaceva "in un angolo estremo della
parrocchia; incomoda, ed estremamente piccola, lontana da altri
centri abitati").
Nel 1889 fu redatto un inventario
degli oggetti presenti nella chiesa, in cui si descrive la presenza
di elementi ornamentali di poco pregio, ma anche di alcune opere
importanti.
"... L'altare Maggiore costruito in terracotta dipinto in finto
marmo - Altare di S.Antonio in pietra istriana con parapetto in
pietra cotta dipinta finto marmo - Altare di Maria Vergine in marmo
rosso veronese - Cantoria di abete dipinta ad olio e capace di
organo guasto (da riparare per mancanza di denaro) - n.ro due
tribune in legno infisse nel coro ai lati dell'abside per il parroco
ecc - Pala in affresco rappresentante S. Michele, S. Lorenzo Giustiniani con la Beata Vergine (affresco perduto con la
demolizione della chiesa) - Pulpito in legno abete - Balaustra in
legno dipinto a olio per l'altare mag-giore - Battistero in pietra
istriana - Piccola lapide in marmo di Carrara che ricorda la
consacrazione della chiesa (perduta con la demolizione) - n.ro due
confessionali in legno noce - Credenza in noce per custodia
paramenti sacri - n.ro 20 panche grandi e 8 piccole in legno abete -
n.ro due porte di legno abete dipinte a olio - n.ro tre pile per
l'acqua santa in marmo - Quadro ad olio rappresentante S. Giuseppe -
n.ro sei finestre con lastre - n.ro un finestrone grande con lastra
- n.ro un finestrone simile al primo con lastrone manovrante - una
bandiera nazionale in seta ..."
Nel 1897 in un altro elenco del nuovo
parroco don Codemo si legge "... vi è una Pianeta in seta verde con
ricamo che ritiensi pregevole per antichità e una Pisside con coppa
d'argento e piedestallo e co-perchio in rame d'orato e si attribuisce
a qualche pregio artista ...! |