Ricerche storiche
La comunità di Quarto d'Altino nella sua storia religiosa e stradale

Tre località in una sola storia


Il capitello della Casona - L'oratorio dei Reali in Altino - La chiesa delle Tre-Pallade

Trasferito il cardinale di Venezia Ramazzotti a più alte cariche, il nobile De Reali il 30 gennaio 1964 scrisse al nuovo Patriarca fornendo copia degli obblighi contrattuali, già concordati tranne che in un punto e cioè di celebrare nella chiesa di Altino le tre messe che si tenevano nell'oratorio detto della "Casona" nella festività della S.S. Trinità.

Le tre messe furono concesse, come rilevasi dal contratto di compravendita tra l'acquirente Angelo Trevisan e Andrea Pagan, venditore di beni e fabbriche in S. Michele.

L'oratorio della "Casona" è oggi dedicato alla Madonna del Carmine e la tradizione racconta che durante le arature dei campi emerse dalle zolle, corrosa dal tempo, una statua lignea della Madonna, immagine che venne collocata temporaneamente nel sacello dove un tempo dimorava la S.S. Trinità. Fu sostituita più tardi da una statua in gesso.

Uno strano fatto accaduto in epoca recente, narra di un proprietario di quei terreni, intenzionato a disfarsi del capitello per ampliare i suoi terreni, che incaricò un colono di abbatterlo con il trattore. Ma in quel giorno la macchina si arrestò due volte, tanto da indurre il contadino a desistere e inducendo il proprietario a recedere dal suo progetto.

La statua lignea, risalte per stima al tardo seicento, per quanto possa sembrare strano corrisponde al periodo quando Napoleone entrò nella città di Treviso e saccheggiò chiese, arredi, quadri, argenterie, preziosi e quant'altro. Il clero trevigiano, oltre all'oltraggio e all'indiscriminata confisca, dovette subire analoghe vessazioni anche nelle chiese limitrofe.

E' probabile che la statua, ritenuta di scarso valore, fosse stata gettata tra i fossati o i campi di S. Michele del Quarto. Lo stesso accadde per la Madonna Nera di Portegrandi rinvenuta tra i canneti ai margini del fiume Sile.

Il 10 dicembre 1844 l'Oratorio cambiò nuovamente proprietario con un atto di compravendita tra il Principe Giovannelli acquirente e i fratelli Lattes venditori, in cui si riporta che per consuetudine vengono consegnate al parroco ogni due anni sei candele di libbra per la celebrazione delle Messe "...  ma che questo non è un obbligo."
Sul fondo gravava l'obbligo delle tre messe dell'oratorio e ciò recava danni al parroco di S. Michele, in quanto i possessori dei campi, su cui sorgeva il manufatto, pesavano "pubbliche gravezze di. compatrio, decime, imposte o da imporsi" pari ad "annue Austriache lire 10.57, pari a Fiorini 3.70"

Il Nobile Reali nell'occasione corrispose generosamente le libbre di cera dovute per tradizione. Proba-bilmente traspare dal contratto il desiderio di costruire un nuovo centro, composto da nuclei familiari (fittavoli, braccianti), che non poteva non avere una cappella; il Cavaliere a sue spese e nel luogo dell'antico oratorio detto Ca' Zane ne costruì una nuova e, dopo aver constatata la salubrità dell'aria e del terreno,edificò anche numerose case rurali, con cui formò un centro agricolo.
Durante la colonizzazione di Giuseppe Reali e del figlio Antonio, Altino raggiunse, negli anni della grande guerra, 800 abitanti.

Nel 1941 resasi indispensabile la presenza di un sacerdote, venne inviato don Bortolan, cappellano a S. Michele,da cui divenne indipendente cinque anni dopo. La parrocchia, che assumerà il titolo di Curazia, fu dedicata a S. Eliodoro Vescovo e a S. Sebastiano Martire. Nel frattempo cominciarono i lavori della nuova chiesa che nel 1961 sarà consacrata dal Patriarca Urbani.

Nel documento del Reali si nota la determinazione nel voler trasformare la Cappellania con un sacerdo-te, la cui nomina spetterà al "Fondatore". Don Boccarelli eletto da lui stesso, sarà il nuovo cappellano che dovrà istruire nel catechismo i ragazzi del circondario e che gli accorderà quei privilegi descritti nel contratto, quali una conveniente abitazione, legna da fuoco,sei staia di granoturco, il godimento di un piccolo orto, quattro mastelli di vino, elemosina sicura, lire austriache 15.900 accordate alla Curia e affidate al prestito nazionale, con con una rendita del 5%, per consentire il mantenimento del parroco.

Per sé e la propria famiglia il Reali chiedeva la celebrazione di due messe una volta al mese in suffragio ai propri defunti.

E' comunque chiara la strategia del Reali: il fermo proposito di creare un nuovo centro parrocchiale ad Altino, zona povera e arida, ignorando la possibilità di restaurare la chiesa della vicina Tre Pallade, dove esisteva una piccola comunità fin dal 1545.

Intanto a Campocroce di Mogliano Veneto nel dicembre del 1874, l'ingegnere Alvise Motta redige la specifica del sopraluogo effettuato nella chiesa di Trepalade, su incarico del Comune, preoccupato se la chiesa, la casa canonica e il campanile, "... fabbricati molto vecchi, minacciassero rovina in alcuna loro parte e quindi riuscisse necessario provvedere d'urgenza nei riguardi della pubblica sicurezza ..."
Ne uscì un quadro desolante, con pericolo di crollo (tetto della chiesa, cornicioni, l'intera struttura del campanile) o comunque di inagibilità (casa canonica). Fu perciò abbandonata e destinata successivamente ad abitazione.

In realtà le risorse finanziarie erano limitatissime e si preferì restaurare sulla chiesa di Altino, anch'essa bisognosa di profonda ristrutturazione, anziché intervenire su quella in rovina di Tre Pallade. A ciò si aggiunga il mancato apporto finanziario del Reali e si comprenderà come fosse naturale l'esodo dei fedeli verso Altino.

Nel frattempo con il crescere della popolazione a Portegrandi si creò una condizione favorevole per l'istituzione di un nuovo centro religioso
                   


ritorna