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Durante lo scavo per le fondamenta della vecchia scuola
elementare (1923/33) furono ritrovate, appena sotto il
livello campagna, alcune anfore di origine romana e armi
da taglio: il ritrovamento fa ripensare a come doveva
presentarsi la Via Claudia Augusta:i reperti
confermerebbero la presenza di un presidio eretto per
vigilare sul ponte e sulla via militare.
Tale strada, secondo il
De Bon, nel suo primissimo tratto misurava 10 metri in
larghezza, per poi arrivare ai 20 - 25 metri nel tratto
dal Fosso dei Battelli verso S. Michele del Quarto.
Secondo i rilievi del berlese, registrava una larghezza
alla sua sommità di 6.50 metri e un'altezza
diversificata non superiore ai 3 metri.
Queste quote si
sarebbero potute calcolare con certezza sulla base del
piano campagna, prima che il terreno fosse innalzato e
reso coltivabile dalle bonifiche e ovviamente prima che
il terrapieno fosse abbattuto. Così il calcolo non
riuscì al Berlese, per i numerosi scavi che distrussero
la via romana.
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La
piazza alla fine degli anni '60 - Corteo funebre |
La demolizione fu operata dai proprie-tari dei fondi
perché la via eretta a
terrapieno offriva la gratuita
opportunità di colmare il terreno paludoso delle Brustolade e di Altino.
Il Novello, illustre
ricercatore, sosteneva che il rettilineo della Via
Claudia Augusta, lungo 7 km, fosse costruito sopra un
grosso argine, per evitare il sottostante terreno
paludoso, soggetto alle inondazioni del Sile.
Testimonianze di nostri
concittadini ricordano come i feudatari smantellarono i
residui della massicciata stradale quando il "Lagozzo"
si mostrava elevato in mezzo alla campagna, con alla
sommità fitti gruppi di arbusti, da cui la famiglia
contadina, fatta di badilanti e carriolanti, traeva
l'essenza primaverile, quale sostentamento in
considerazione della precarietà e della miseria del
tempo. Il terrapieno appariva tagliato a pezzi e il
terreno emergeva ammassato in cumuli di terra.
Nei successivi
sterramenti operati da manovali zermanesi, l'argine si
presentava sorretto ai lati da grossi e ampi lastroni di
pietra, accatastati prontamente ai margini dei fondi e
ai lati dei fossati. I massi, come ricorda il
sovrintendente ingegnere Zuin, furono trasportati dalle
famiglie contadine dalle Brustolade fino a S. Michele
Nuovo e gettati con il bitume per le fondamenta della
chiesa.
Così a breve distanza
dall'odierna piazza, là dove in prossimità di questa
scorreva la Via Claudia Augusta e a lato di essa si
staccava, pure elevata, l'Altinum-Tarvisium, fu
collocato il cippo militare o co-lonna romana dell'antico
"Vicus" agricolo di S. Michele Vecchio.
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