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La leggenda
narra che ad unire in un'unica traiettoria le Basiliche di Mont
Saint Michel in Normandia, la Sacra di S. Michele in Piemonte e
Monte Sant’Angelo in Puglia, unite nella venerazione del santo, sarebbe stata la spada di S. Michele durante la lotta contro il
diavolo, fenditura invisibile ma presente,
situata tuttora nella superficie terrestre. Nel corso del medioevo,
provenienti dal nord, migliaia di pellegrini, per assicurarsi una
buona morte (l'Arcangelo era presentato come l'accompagnatore delle
anime nell'eterno) percorrevano la via tracciata dall’Arcangelo e
chiamata dai fedeli, “Via Michelita”,
o in altri casi “Via
Angelica”.
Molto numeroso anche il transito di fedeli che dall'est cattolico,
attraverso la Carnia scendevano lungo la costa per immettersi sulla
via Michelita e proseguire per Roma e Monte Sant'Angelo in Puglia:
al ritorno prendevano la direzione della Sacra di S. Michele in
Piemonte, e poi verso la Normandia fino a giungere a Mont S. Micel
in Francia.

Ma anche altre erano le strade della fede, le più frequentate: la Via Claudia Augusta Altinate per Altino,
e
quella Veronese per Ostilia sul Po.
I punti di ristoro
erano costituiti da
ostelli e
borgate, tra cui il piccolo borgo di S.
Michele del Quarto, nel quale operava la sorveglianza
amministrativa e religiosa dei sacerdoti di Povegliano Altinate, la cui Pieve
era
nei pressi del fiume Zero, (riscontrabile da un numerosi indizi e conferme, tra
cui il palazzo del nobile Zorzi, il cui toponimo si esprime tuttora nel significativo titolo
di “Tribunale”: ovvero, organo municipale e giudiziario nato e
cresciuto in vari siti; più verosimilmente a S. Michele Vecchio dopo
che i padovani nel 1234 distrussero il Fortino di S. Michele del
Quarto).
Ricordo sinteticamente: (La fortezza
altinate aveva per titolo: Fortin S. Michiel de Quarto – Anch’esso
organo giudiziario, amministrativo e di magistratura - Anche
religioso -Situato sulla riva destra del Sile a fronte del Castello
di Musestre, poi distrutto dai padovani - Prima organizzazione
civica sorta in ambito medioevale a S. Michele del Quarto - Centro
di un mercato cittadino sin dal 996 – Zona portuale cui Povegliano
trasportava i propri prodotti sul fiume Sile – Nell’810 Carlo Magno
divise la diocesi torcellana in due parti, e per un periodo la
terraferma ivi compreso S. Michele del Quarto, si trovò unito a
Pove-gliano sotto la diocesi di Treviso - Dal 1152, a seguito della
bolla pontificia emessa da Papa Eugenio III, assegnava al vescovo di
Treviso, il diritto sulla Corte di Quarto con le sue pertinenze - In
seguito il Vescovo affidò gran parte dei nuovi possedimenti alla
nobiltà trevigiana; il rimanente ai vassalli, dipendenti e prelati
della diocesi. Per questo suo potere ottenne anche il titolo di
Duca, Conte, Marchese - D’allora Povegliano esercitò la funzione di
Capopieve su S. Michele stabilendo i propri regolamenti e statuti
– Caduto in disgrazia Povegliano, nel 1531 si separò
da S. Michele del Quarto, rimettendolo però alla Pieve di Casale sul Sile - Con l’insalubrità del fiume Zero sopraggiunse anche la
precarietà am-bientale di Povegliano, tanto che nel 1490 fu
abbandonato; non lo fu invece la sua Pieve, verso la qua-le S.
Michele, allora privo di fonte battesimale continuò a battezzare
sino al 1532; in seguito si recò a Casale. – Poco dopo, a causa
della nocività del luogo, parte dei religiosi si rifugiò a Marcon e
Gaggio, altri invece a S. Michele del Quarto – Con la scomparsa di
Povegliano decadde anche il porto di S. Michele; qualche secolo dopo
riprese autonomamente l’attività. - L’edificazione del Palazzo Zorzi
sostituì il precedente sito amministrativo, dando origine al
“Tribunale: imponente residenza tuttora presente a S. Michele
Vecchio – L’edificio esercitò la sua funzione sino al 1603, anno in
cui S. Michele del Quarto ritornò con Altino e al vescovo di
Torcello – La data è tuttavia dibattuta poiché si ritiene possa
essere accaduto tra il 1563/1565. Nulla toglie in ogni caso
l’autorità amministrativa e religiosa che Povegliano deteneva su S.
Michele - Il Palazzo fondato dal Zorzi fu eretto nel XVI sec.(1500)
- Del collegio giudicante e amministrativo esistono inoltre
tradizioni consolidate dell’attività umana, tramandata di
generazione in generazione e vivono saldamente tra coloro che le
hanno ricevute in eredità – Vi è inoltre una presenza stradale
collegata a Povegliano, riconoscibile e provabile, fondata anche su
ritrovamenti archeologici - In uno studio relativo si è dimostrato
ulteriormente la sua attività - L’antica strada che tuttora
scorre a fronte del Palazzo Zorzi fu realizzata dai romani;
all’epoca si mostrava eretta ad aggere; fungeva da rapido raccordo
col vicino Municipium di Tarvisium. Procedeva sulla sponda destra
del Sile fino alla porta urbica, denominata “Altinia”, ciò a ragione
del collegamento con Altino, che con la Claudia Augusta e il Sile,
formava una doppia comunicazione).
All’epoca degli esodi di massa, esisteva anche la Via Francesca, o “Francigena”;
strada antica documentata che a tratti si collegherebbe con la Michelita.
Chi è S. Michele Arcangelo?
S. Michele è
comunemente raffigurato mentre sconfigge Satana perchè, collocato al
secondo posto (Lucifero al terzo) da Dio, ai cui piedi si umilia in
gesto di ringraziamento, ingaggiò una furibonda lotta contro
Lucifero che nel frattempo si era ribellato e incitava gli altri
Angeli a seguirlo contro Dio.
In quell'occasione un fendente colpì la crosta terrestre marcando il
tracciato che sarebbe stato motivo di fede e avrebbe anche concorso
alla creazione dei tre edifici sacri.
La battaglia
di Monte Sant’Angelo in Puglia
Un’antica
cronaca del 490 narra che un toro, sfuggito al padrone (certo
Elvio Emanuele nobiluomo del monte Gargano), fu trovato prostrato,
quasi in meditazione, davanti all’ingresso di una
grotta.
Il padrone fece di
tutto per spostare il toro, che non ne voleva sapere, fino a
lanciargli una freccia: la freccia di rimando tornò al lanciatore
ferendolo. Il fatto fu interpretato come una forma di divinazione,
come un avvertimento a non avvicinarsi a un luogo sacro.
Il Vescovo di
Siponto, Lorenzo Maiorano, dopo aver per prudenza indetto tre giorni
di digiuno e preghiere, vide apparire L'Arcangelo Michele che gli
disse
“Sappiate che Elvio Emanuele è stato colpito dalla freccia per mia
volontà. Io sono Michele Arcangelo e sosto sempre alla presenza di
Dio, ho stabilito di conservare il luogo per me, dimostrando di
esserne custode. Ciò che qui sarà chiesto in preghiera sarà
esaudito. Vai perciò sulla montagna e dedica la grotta al culto
cristiano”.
Il Vescovo
tuttavia per due anni non obbedì all'angelo, ma allo stesso si
rivolse quando gli abitanti di Siponto, assediati dai barbari,
sembravano soccombere; ottenne una tregua di tre giorni dedicati al
digiuno e alla preghiera. Il 29 settembre 492, allo scadere della
tregua, gli apparve il Santo che promise il suo aiuto: un temporale
di sabbia e grandine si rovesciò dal Gargano sulle truppe occupanti
di Odoacre, che fuggirono impaurite.
Nel 494 S. Michele apparve nuovamente a Lorenzo
e disse: “Non dovete dedicarmi la chiesa,
poiché io stesso l’ho consacrata. Entrate e pregate sotto la mia
assistenza”. Finalmente il Vescovo ubbidì, e una volta
entrato vi trovò un altare coperto da un panno rosso, sul quale
splendeva una croce di cristallo, mentre l’impronta di un piede
infantile impressa su una pietra, confermava la presenza
dell’Arcangelo Michele.
La Sacra di S.
Michele in Piemonte
A metà strada tra Monte S. Angelo e Mont Saint Michel,
sulla via che porta a Sestriere, si trova la Sacra di S.
Michele in Val di Susa, alla cui costruzione contribuirono misteri e
episodi inspiegabili.
All’inizio del X sec., Giovanni detto Vincenzo
vescovo di origine ravennate, si fece eremita sul monte
detto “Capraio”, situato a fronte del monte “Pirchiriano”, dove gli
apparve S. Michele che lo sollecitava a erigere una chiesa in suo onore.
Giovanni obbedì, decidendo di edificarla in legno data la difficoltà
di reperire le pietre.
Ma la legna raccolta con molta fatica gli venne rubata dai ladroni
che infestavano i boschi, ricominciò finché gli apparve il santo che
gli indicò il dirupo più alto del monte Pirchiriano, dove avrebbe
trovato la legna rubata, per edificare la chiesa.
Ed è su dirupi o simili che si trovano i santuari in onore
dell'Arcangelo, luoghi in cui si custodiscono gli affetti e i
sentimenti più sacri ed intimi.
Giovanni
in breve tempo edificò,che alcuni anni
dopo il possidente Ugo di Montboissier nobile dell’Alvernia;
per ottenere perdono dei suoi peccati,
trasformò da chiesuccia a un gran tempio in pietra.
In periodi seguenti fu ampliata e rinnovata sino a divenire un imponente
bastione dalle mura fortificate, erette su di un’enorme rupe dalle
pareti scoscese.
La sua posizione dominante, in un alternarsi
d’epoche e vicende, indicherebbe che sulla sommità del bastione si
fosse originato un osservatorio, da cui scrutare i
movimenti sulla frequentatissima via detta per l’appunto dai fedeli: Via Michelita, o Via
Angelica o comunque degli Angeli, o chissà forse la via Francigena.
Nei secoli le
mura fortificate della Sacra, conobbero momenti di gloria, di grande
splendore, ma anche d’instabilità, di precarietà, sino alla
decadenza. Ed è proprio in questo periodo che il Re piemontese Carlo
Alberto affidò la direzione della Basilica al sacerdote e filosofo
Antonio Rosmini, il quale, dopo aver riportato il monumento nel suo
antico splendore, lo affidò ai suoi discepoli: i Rosminiani.
La Basilica di
Mont Saint Michel in Normandia
Varcate le
Alpi, verso nord olltre la Borgogna, la Loira e la
Bretagna, i pellegrini raggiungevano il litorale Atlantico in
Normandia, in cui verso la foce del Couesnon in un isolotto roccioso a
tronco di cono emerge il santuario eretto in onore
all’Arcangelo.
Secondo la leggenda Michele apparve al vescovo di Avranches nel 709 (VIII sec.)
e lo
sollecitò a costruire sulla sommità dell’isolotto una chiesa
dedicata a lui stesso. Il vescovo ignorò per ben due
volte la preghiera del Santo, che risentito gli bruciò il cranio con
un tocco del suo dito, provocandogli un foro rotondo, ma senza
conseguenze per la sua salute (il cranio
è tuttora conservato nella cattedrale di Avranches).
Dopo l’accaduto, il vescovo obbedì
e dando una forma tondeggiante all’iniziale progetto, volle farlo
somigliare ai sotterranei della chiesa del Gargano in Puglia.
Successivamente Uberto, chiese al Papa che gli si fossero donate
alcune reliquie di Michele provenienti dal Gargano. Dopo il consenso
inviò alcuni monaci a ritirate un pezzo del drappo rosso lasciato
sull’altare dall’Arcangelo, e un frammento di roccia sulla quale
egli si era seduto.
Nei secoli la
basilica fu ampliata e successivamente si sistemò un oratorio.
In
seguito il titolo dell’iso-lotto chiamato allora “Monte Tombe”
fu sostituito con “Mont-Saint-Michel-au-peril-de-la-Mer”.
(Monte S. Michele al pericolo del mare), poi più semplicemente, Mont Saint Michel.
I conti di Rouen prima, dopo i duchi di
Normandia, provvidero di utili e vantaggi i religiosi che ne avevano
cura. Il monte intanto aveva
acquisito un valore strategico, tanto da divenire simbolo della
resistenza francese nelle guerre contro l'Inghilterra.
Quando gli inglesi decisero di
conquistare il monte, l’Arcangelo Michele apparve nuovamente, questa
volta ad un’umile fanciulla, Giovanna
D’arco, predicendole che avrebbe sconfitto gli inglese ma mettendola
in guardia dai raggiri. Raggiri da cui non seppe guardarsi, che la
portarono al rogo dopo un processo per eresia in cui proclamò di
aver visto l'Arcangelo
“Lo vidi con i miei occhi, in compagnia degli Angeli del Cielo”.
Circa trent’anni dopo la Pulzella d’Orleans fu riabilitata,
ed in seguito fu dichiarata Santa.
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