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Le soste dei
Crociati e dei “Viatores Dei” a S. Michele del Quarto
L’itinerario
che portava il maggior numero di pellegrini del nord Europa al Gargano e a Roma, era
rappresentato dal “Lagozzo”, denominazione di incerta origine, ma
che forse deriva da "Goz",
antichissima zona palustre situata nei pressi di Musestre, ai lati
della quale transitava una “Strada Alta e Sassosa”.
In seguito, dopo il ritrovamento del cippo di Cesio Maggiore, la via assunse
definitivamente il titolo di Via Claudia Augusta Altinate:
direttrice romana iniziata da Druso nel 15 a. C. e completata da
Claudio nel 46 d. C, collegava Altino con il fiume Danubio in
Germania.
Esisteva una seconda via
anch’essa chiamata Claudia Augusta, ai lati della quale fu ritrovato
un altro cippo che ne decreta il medesimo nome, però con percorrenza
veronese. Inizia, infatti, dal capolinea Ostiglia sul Po, per Verona
e Trento, laddove nei pressi della città incrocia quella proveniente
da Altino; detta per l’appunto Altinate. La pietra miliare di
quest’ultima strada, fu ritrovata nell’anno 1786 all’interno della
chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore di Cesio, quale sostegno
della mensa d’altare in onore a S. Antonio da Padova. Reca impresso
la seguente iscrizione: (In breve) - “Tiberius Claudius Drusi …
Caesar Augustus Germanicus … Viam Claudiam Augustam quam Drusus
pater Alpibus bello patefactis derexerat … ab Altinum usque ad
fluvium Danuvium…”.
Oggi è chiusa e inacessibile in una villa privata della
cittadina.
I “Viatores
Dei”, i Viaggiatori di Dio,
provenienti dal Brennero e da “Augusta Vindelicorum”, odierna
Augsburg, cittadina bavarese gemellata a Quarto d’Altino, giunti nei
pressi della valle dell’Adige, anziché proseguire per la Via
Veronese, si dirigevano sulla Via Claudia Augusta Altinate allo
scopo di visitare la fiorente città dei Dogi.
Dopo l’intrattenimento
veneziano s’immettevano sull’Emilia Altinate, (oggi Via Annia) - in
caso contrario prendevano la Via Romea, successivamente la Via
Michelita, quindi Roma e il Gargano.
Con la ripresa dell’anno mille
si diffuse prosperità e ricchezza in tutta Europa e anche la Via
Claudia Augusta Altinate, dopo secoli d’abbandono, riprese il suo
movimento regolare con nuovi flussi di mercanzie. Origine per la
quale derivò anche il commercio dell’Ambra, preziosa resina fossile
di conifere, usata per gioielli sin dai tempi della Magna Grecia e
Roma, utilizzata anche come moneta di scambio.
I viaggiatori
tuttavia, potevano anche non servirsi delle grandi direttrici; ma
usufruendo dei paesi contigui, comunità religiose, fortilizi,
ricoveri, vie parallele e ben tracciate, riuscivano ugualmente
raggiungere l’obiettivo prescelto.
Il breve
rettifilo della Via Claudia Augusta (oggi pertinenza del
comune di Quarto d’Altino), tragitto non meno interessante
dell’intero percorso costituito in 350 miglia, vide
nell’anno 1202 percorrere schiere di Crociati diretti a Venezia, a
cui l’armata di Bonifacio di Monferrato giunse per il “grande
passo”, mentre l’esercito del Conte di Fiandra e di Goffredo di Villehardouin per la Via Claudia Augusta
(all’epoca sconosciuta con
tale nome).
Tra molteplici difficoltà (spesso i ponti non consentivano il passaggio delle
strutture pesanti e della cavalleria) giungevano esausti presso S.
Michele Vecchio, in cui i prelati di Povegliano offrivano ai viaggiatori e ai Nobili Crociati,
ristoro e pernottamento.
Quando nel giugno
1202 la IV^ Crociata s’affacciò tra gli arenili di Altino, l’antica
città si mostrava frastagliata da canali e condotti. I corsi d’acqua
interni e le valli erano ancora chiamati “I sette mari”, ciò
a ragione della sicurezza commerciale che Altino praticava da e per
Ravenna; lungo la costa marina invece, per i frequenti atti di
pirateria, era quasi impossibile giungervi.
Non a caso la celebre
tavola del Peutinger disegna Altino circondato d’acqua e appare
evidente quindi la facilità con cui le imbarcazioni penetravano tra
i canneti della laguna.
Tra le ondulazioni del terreno posto in
alto, cioè “Altonum”, cui deriva il nome Altino; (Già Antenorea -
dal loro capo troiano fondatore) regnava il silenzio monastico dell’Abbazia di S.
Stefano e dei suoi religiosi, qualche pescatore locale e qualcuno
che si ostinava a smantellare il centro
abitato (il rimanente era pressoché abbandonato e demolito).
Ed è per tale motivo che i Baroni
dell’aristocrazia Crociata, prima di accedere al mare, luogo nel
quale esistevano solo le banchine d’ormeggio e le installazioni
portuali della romanità scomparsa, alloggiarono nell’ultimo ristoro
praticabile e possibile; qual’era appunto S. Michele del Quarto.
Poco dopo la massa di combattenti, formata da 4500 cavalieri e
altrettanti cavalli, novemila scudieri e ventimila fanti, più
trecento macchine da guerra per distruggere le fortificazioni
mussulmane, veniva trasportata dalle Galee veneziane presso S.
Nicolò di Lido: unica e vasta fascia costiera, capace di accampare
la possente schiera di combattenti.
Il 1 ottobre dello stesso anno,
il Doge Enrico Dandolo dispose 60 imbarcazioni pavesate a festa per
il trasporto dell’armata, che inorgoglita dalla partecipazione
veneziana, al canto suggestivo del “Veni Creator Spirictus”
levava l’ancora per la Santa Gerusalemme. Ingagliardito dalla
potenza navale e dallo slancio religioso, il maresciallo Goffredo di
Villehardouin (Cronista della Crociata), esibendo le proprie
insegne e stemmi dalla sua Galea, al rullar di tamburi a festa e al
suono di 220 trombe e più, annotava la seguente frase: “Mai
flotta più bella partì da alcun porto”.
L’imponente
impresa progettata da Enrico VI, (Figlio del Barbarossa), poi
annullata e ripresa da Papa Innocenzo III, non ottenne purtroppo lo
scopo desiderato, pur tuttavia i Crociati ne raggiunsero
inconsapevolmente un altro e per quanto ci riguarda, molto più
prestigioso.
La Via Claudia
Augusta a Quarto d’Altino
La Via Claudia Augusta Altinate
rientra di diritto tra le strade dichiarate superiori,
“Sacre” alla memoria della posterità. L’eccellente dote ereditata
dal passaggio dei “Viatores Dei”, delle schiere dei Crociati
Liberatori e del rinvenimento del cippo di Cesio, (è indicativo il
ritrovamento in chiesa) sono oggi una realtà certa e quindi
accettata.
Due secoli or sono e più, inoltre, lungo la via a Quarto
d’Altino fu eretto un
Oratorio dedicato alla S.S. Trinità. Oggi il capitello della Casona
è meta di preghiera di tanti fedeli e non quindi una
casualità se la strada manifesta il titolo Pio. Don Carlo Scattolin,
defunto parroco di Quarto d’Altino, riferendosi all’Oratorio, il cui
abbattimento fu evitato per suo merito, affermava che la via
“Profumava di Santità”.
Da non
dimenticare poi il passaggio dei giovani apostoli del cristianesimo,
quali furono i missionari della chiesa altinate: Tabra e Tabrata
martiri, Santi eroi della fede, i quali, a quanto riferisce il
Dandolo, furono decapitati su di un: “…super pontem marmoreom
transmeantem ramum Sileris”. (Sopra il ponte di un ramo del
fiume Sile - cioè l’affluente Musestre, nei pressi del quale
scorreva la Via Claudia Augusta) – I Bollandisti, a futura
universale memoria del supplizio di S. Teonisto, con diligente
precisione ne annotarono l’uccisione in Altino: “… Altini Sancti
Theonesti episcopi e martirus qui ab Arianis occisus est.” (S.
Teonisto vescovo e martire fu ucciso dagli ariani in Altino) – S.
Prosdocimo, primo evangelizzatore del Veneto orientale, nonché primo
Vescovo di Padova, percorreva le vie consolari della romanità,
fuggendo dai seguaci di Ario (Ariani), si rifugiò predicando in Altino.
E poi da ricordare ancora il transito coinvolgente dei
grandi evangelizzatori, quali furono: S. Eliodoro, S. Magno, S.
Liberale e chissà quanti ancora. Se poi vi aggiungiamo il passaggio
delle legioni romane, dei Tribuni, del valoroso Lucio Vero, dei
Cesari, e la presenza possibile della “Mutationes” (Stazione
cambio cavalli, con probabile torre di vedetta in posizione
strategica), situata presso le vecchie scuole abbattute di Quarto
d’Altino, un tempo crocevia universale per Treviso, per il Norico e
la Rezia e quindi per Altino, allora non c’è da dubitare che il
rettifilo di Quarto d’Altino abbonda, eccelle e soverchia
straordinariamente se stesso (nel 1932 emersero numerosi reperti
negli scavi per le fondazioni della scuola).
Per queste
sue virtù, è ammirato e benvoluto da chiunque oggi vi ci metta
piede; è l’unico percorso documentato sul restante tuttora incerto,
è orgoglio cittadino poiché da duemila anni unisce tre paesi e
altrettante culture diverse. Esprime la superiore cultura di Roma,
delle sue leggi, della lingua e delle istituzioni, è splendido
monumento legato alla storia di Altino, dell’Italia e dell’occidente
civilizzato. Persino i discendenti dei bellicosi Rethi, popolo che
un tempo combatteva Roma e oggi evoluti germani - teutoni, ne
avvertono il fascino, il rilievo e il prestigio; ed è perciò che al
di là delle Alpi; a casa loro, l’amano, lo rispettano e ne hanno
cura.
Per di più, usano dare del sacro a tutto ciò che emerge dagli
scavi effettuati nei dintorni della strada. Basti pensare che la
Basilica dei Domenicani in Augsburg, l’hanno trasformata in un museo
superiore a quello di Altino: ci vuol poco sì obietterà… già, ma
servirsi di un edificio sacro quale area museale, non è cosa di
tutti i giorni. Non solo poi la gente
comune laggiù ne conosce la storia, ma sa anche raccontarla
dettagliatamente, nulla di ciò accadde nel Veneto Orientale, come
qui da noi, laddove tanto tristemente sta scomparendo quell’alito
tradizionale che un tempo proveniva dal profondo dell’anima.
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