| Ricerche storiche |
La comunità di
Quarto d'Altino nella sua storia religiosa e stradale
|
|
La Storia e
l’importanza di mons. don Carlo Scattolin, nella Comunità
di
S. Michele del Quarto |
||||
|
Dopo la
capitolazione italiana anche a S. Michele del Quarto si diffuse un
forte sentimento antifascista. Le divisioni causate dalla guerra,
dalla lotta di Liberazione e poi dalla costituzione del nuovo
partito fascista, sottoposero ad attriti, contraddizioni e
frazio-namenti anche il mondo laico cattolico. Polemiche, dissapori e
lotte politiche si protrarranno senza esclusioni di colpi sino agli
anni 70. Più tardi, in un clima politico più sereno, anche per la
scomparsa dei protagonisti, ci avviammo lentamente alla
pacificazione, pur con qualche eccezzione come lo sfregio al
monumento dei partigiani di Quarto d’Altino del 25 aprile '02 e del
novembre '03 (5).
(5)
- La notte tra l’uno e il due maggio 2002, ignoti insudiciarono il
monumento ai caduti, imbrattando le foto dei 18 partigiani con croce
uncinata e fascio littorio. L’anno successivo, frantumarono lapide,
foto e nomi. Di particolare virulenza la seconda azione, rese
impossibile il recupero di alcune foto. Riunitosi il Consiglio
Comunale il 19 dicembre 2003, approvò un ordine del giorno nel quale
condannava “L’indegno gesto”
L’ipotesi di azioni offensive contro i fascisti del luogo
fecero giungere
una sessantina di giovani della Brigata Nera di Venezia, su
richiesta del Commissario Prefettizio Alessandro Alebardi, con il
consenso del Podestà Caberlotto, che trovarono alloggio presso la
scuola con le aule trasformate in camerate. Ma l’ambiente era quieto
e composto, nessun movimento o azione antifascista, casomai fu
l’arrivo della brigata a destare risentimento nella popolazione.
(7)
– L’ingresso italiano in guerra provocò in tutte le scuole nazionali
in costruzione il blocco dei finanziamenti statali. Non ancora
ultimata all’interno la scuola di S. Michele, impediva
l’insegnamento ad una parte di allievi, i quali già praticavano nei
siti citati. Il trasferimento peggiorò la situazione, in quanto
trattenuti in un’unica stanza, sostavano più di 40 alunni alla testa
di un solo insegnante. Stesso problema nell’aula del patronato.
La mancanza di
protezione della scuola a sud (lato opposto all’ingresso e alla Casa
del Fascio), le aperture sotterranee sullo stesso lato, erano
condizioni favorevoli per entrare e depositare il materiale
esplosivo e far saltare l’edificio: un piano favorito
dall’incompetenza del Comandate brigatista.(9) All’impresa
parteciparono i partigiani di S. Michele del Quarto, alcuni elementi
della Brigata Ferretto appartenenti al nucleo “Venezian – Volpe –
Grassi”. (9) – Durante la demolizione della scuola pubblica, (2003) in un sopraluogo effettuato dallo scrivente; emerse tra le rovine un numero rilevante di mattoni, sul frontale dei quali vi era impresso la sigla della fornace di proprietà Caberlotto: Potestà di S. Michele. Sotto la gettata del pavimento emerse anche una cavità, all’interno della quale probabilmente si custodivano monete correnti e documenti probanti la posa e benedizione prima pietra. Stessa coincidenza nell’autunno 2007, allorché demolito l’edificio collocato all’estremità della Via C. Augusta, emersero dei mattoni mostranti la medesima sigla. Il Podestà di S. Michele, notoriamente uomo di regime, nonché agiato produttore di laterizi, conosceva molto bene, infatti, come e dove smerciare facilmente il proprio prodotto. Inoltre, in un’immagine relativa alla primigenia sede scolastica, vi appare sulla facciata d’ingresso una scritta dove si possono riconoscere queste parole: …la speranza della patria… il rimanente non è di facile lettura. Si conservano per la storia di Quarto d’Altino, i mattoni siglati di entrambi gli edifici, le foto della cavità all’interno della quale si tenevano i documenti, l’immagine della sede scolastica dell’epoca: dicitura frontale compresa. La realizzazione del primo nucleo partigiano e la posizione dei reduci
Un gruppo di
moderati del mondo laico cattolico, intuendo l’imminente
disgregazione dell’apparato militare fascista, diede origine in data
10 settembre 1943, alla prima unità partigiana di S. Michele del
Quarto. La maggior parte dei militari rientrati, pur avversi al
fascismo, propenderà per una soluzione pacifica; il resto, siano
essi reduci o renitenti alla leva o volontari, senza badare alle
opposte culture politiche, sceglierà la collaborazione o
l’aggregazione partigiana.
L’atteggiamento assunto da don Scattolin al sorgere della prima
unità partigiana. La terza Resistenza
Visti il
disastro istituzionale, i tumulti locali, l’offensiva fascista in
pieno svolgimento e il successivo prolungarsi, verificata la minor
affluenza di fedeli alla Chiesa, don Scattolin pensò a come
riavvicinare quanti avevano abbandonato la pratica religiosa,
catalo-gando ciascun parrocchiano: conteggiati nell’insieme, tolto
quindi i praticanti, dedotto gli incerti, desunto anche quelli in
fase sperimentale, casuali compresi, ha tirato la somma per capire i
restanti di gamba andassero zoppi. (12) Una gamba che non
disdegnava l’indirizzo politico proposto dalla sinistra italiana;
una propensione tuttavia considerata da don Scattolin contraria alla
chiesa. (12) – Il numero contenuto degli abitanti di S. Michele del Quarto, permetteva al sacerdote di conoscere i cattolici praticanti, gli annuali e quanti non si recavano mai in chiesa. Questi ultimi venivano considerati contrari alla chiesa. In seguito don Scattolin, dovette mutare opinione, quando s’accorse che, anche chi non simpatizzava a sinistra, disertava continuamente la chiesa.
Anche la
connotazione politica si
rivelava
quanto mai trasparente e sincera, riconoscibile nell’area
umanistica, democratica, laica, di pretta marca progressista, di
sinistra.(13) Contraria al cauto atteggiamento dei Partigiani Cattolici e
Azionisti e anche agli eccessi della sinistra, che però poteva
prima liberarla presto dal fascismo, la popolazione di Quarto d’Altino non
ha apprezzato molto il contributo dato alla causa della libertà.
(13) –
Dopo l’otto settembre 1943 a Roma si costituì il movimento dei
Cattolici Comunisti. L’organizzazione determinò su tutta la nazione,
una presenza assai consistente di partigiani cattolici tra le file
comuniste. Anche S. Michele del Quarto e zone limitrofe ne furono
interessate. Vedi Attilio Basso venti-treenne fattorino di
banca, comunista cattolico praticante; Amedeo Peruch contadino di
anni 39, fervente cattolico, non trovò difficoltà aderire al partito
comunista: entrambi Partigiani del gruppo di S. Donà di Piave,
furono fucilati il 28 luglio 1944 - Guido Bellemo 1920-1944
veneziano cattolico, si unì alla divisione Garibaldina “Nannetti” fu
ucciso dai tedeschi - Franco Passarella 1925-1944: bresciano
cattolico veneziano d’adozione, resistente garibaldino della Val
Camonica, fu ucciso per errore dai partigiani delle “Fiamme Verdi”.
Ecc. - (Vedi Tramontin) La prudenza e moderazione sostenute da don Scattolin
In quei
difficili momenti don Scattolin non condannò mai nessuno, ricorse
solo al dovere dell’impegno civile, alla parola prudenza,
attenzione, moderazione, controllo nella dignità cristiana. (14)
L’insegnamento della chiesa, infatti, non vietava ciò che, di fatto,
il fascismo negava: la legittimazione di una guerra che doveva
ridare all’uomo la libertà. Del resto anche l’enciclica papale del
1944 sollecitava, sia pure velatamente, direttive insurrezionali
invitando le donne all’impegno civile e sociale. E fra le tante
ragazze italiane, anche alcune giovani di S. Michele del Quarto
risposero all’appello. Votate alla causa patriottica, gli interessi
della patria andavano oltre ogni altra proposta, furono impiegate
nel ruolo duro e costante di portaordini. (Staffetta) Ambasciatrici
lucide e attive, portavano con sé notizie segrete, talvolta verbali,
le più pericolose scritte. Transitavano isolate tra i campi, per le
strade mal frequentate della zona, senza alcuna protezione. Bonesso Alfio Giovanni |